La naturale associazione tra la Valtellina e lo sci trova conferma nelle numerose fotografie dell’archivio dedicate a questo sport, che abbracciano un periodo lungo un secolo.

Se per molti, all’inizio del ‘900, spostarsi con gli sci era una necessità, soprattutto in luoghi a una certa quota o isolati, per le famiglie di un elevato ceto sociale calzare gli sci poteva essere un vezzo ed un divertente gioco per passare il tempo durante la villeggiatura.

San Bernardo - Ponte in Valtellina, 1910-20

Col tempo lo sci diviene un divertimento, soprattutto per i più piccoli, e poi uno sport praticato da molti, fin da bambini: la dimestichezza con sci e bastoncini si conquista spesso sui pendii innevati vicini a casa.

Tirano – alpe Piscina, 1947-52

Già negli anni ‘20-’30 lo sci alpino in Valtellina vanta sciatori provetti organizzati in squadre riconoscibili dalla divisa: pantaloni alla zuava, maglione di lana, scarponi stringati, ghette e berretto.

Chiesa in Valmalenco, sciatori con la divisa della squadra, 1927

Scorrendo le fotografie dell’archivio, una giovane donna, sofisticata ed elegante nella sua mise sportiva anni ‘30 - giacca con bordi di pelliccia, cintura alta in vita, ampi pantaloni - racconta di una disciplina ormai praticata anche dalle donne.

Giovane donna all’Aprica, 1933

Del resto, anche sugli sci ci vuole stile, e lo dimostrano i facoltosi turisti con giacca, panciotto e farfallino che alloggiano nei grandi alberghi delle località montane. Spesso vengono accompagnati nei loro tour sulla neve da abitanti del luogo che con l’attività di guida trovano il modo di arrotondare le loro entrate.

Zona di Sondalo, turisti con guida, anni ‘30 – ‘40

I tempi cambiano, lo sci diviene uno sport (quasi) per tutti, soprattutto perché vengono costruiti in molte località gli impianti di risalita. I primi skilift non avevano i piattelli, ma un’imbragatura di cinghie di cuoio.
Anche l’abbigliamento e le attrezzature sono più performanti: i pantaloni alla zuava sono rimpiazzati dai classici pantaloni da sci con le ghette, compaiono le prime giacche a vento e le giovani sciatrici si coprono il capo con foulard, più eleganti dei berrettoni di lana.

Giovani donne al Lago Azzurro (Madesimo), anni ‘50

Negli anni ‘50 si diffondono scuole di sci di livello nazionale, come quella, a Bormio, del maestro Aristide Compagnoni, già campione olimpionico.
Gli sci sono in legno con attacchi kandahar, anche i bastoncini sono di legno e gli scarponi in cuoio, stringati.

Lezione di sci a Bormio con Aristide Compagnoni, 1955-65

In molte località si diffondono club sciistici che stimolano la realizzazione di impianti e l’organizzazione di trofei e gare. Uno dei più noti, dedicato ai ragazzi, è lo Sci Club Topolino, fondato dal giornalista e scrittore Rolly Marchi, alpinista ideatore di molte manifestazioni sportive. Il suo sci club organizza gare internazionali per ragazzi che hanno lanciato molti campioni.

Sci club Topolino a Caspoggio, 1963
Sci club Gran Slalom al ghiacciaio del Ventina, 1960-69

Negli anni ‘60 e ‘70 si assiste a un vero e proprio boom del turismo invernale, ad un parallelo sviluppo delle località sciistiche - dove aumentano le strutture ricettive - e all’evoluzione degli impianti e delle piste, che si moltiplicano negli anni.
E’ della fine degli anni ‘60 il progetto di Bormio 2000: l’iconica cabina gialla della funivia costituisce il perno dei nuovi impianti di risalita sul Vallecetta. La pista è dotata anche di una cabina di cronometraggio per le competizioni sciistiche.

Sciatori a Bormio 2000, 1965-70

Ai giorni nostri lo sci è ancora uno sport praticato, anche se non conosce più i numeri degli anni del “turismo di massa”. Molti impianti hanno ridotto o cessato la loro attività, a causa anche del cambiamento climatico. Gli interessi di chi frequenta le nostre valli sono diversificati, si apprezzano attività più lente e naturali, praticate in tutte le stagioni.
Quale sarà allora il futuro dello sci?

Condividi

Vai a Diario